Mostra di Ugo Celada, 26 gennaio - 1 aprile 2007

di Renzo Margonari

Villa Ippoliti - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea dell'Alto Mantovano
26 gennaio - 1 aprile 2007

Ugo Celada da Virgilio
(Virgilio 1895 - Varese 1995)

Mostra antologica
a cura di Renzo Margonari

Domenica 28 gennaio alle ore 17.00 inaugurazione ufficiale

L' aspetto complessivo dell'arte figurativa moderna mantovana che si può denotare studiandone le varie, problematiche e contrastanti proposizioni, è segnalato dall'originalità e indipendenza dei protagonisti. Nel XX secolo, dalle versioni postsecessioniste, al Futurismo-Dadaismo, a Novecento, al Chiarismo, in poi, i virgiliani si sono sempre distinti per l'orgogliosa autonomia delle loro invenzioni estetiche, condotta spesso in caparbia controcorrente rispetto ai dettati contingenti o, in ogni modo, al di fuori della moda culturale: ciò si deve all'originalità delle poetiche non a programmatico separatismo, od orgoglioso contrasto col moderno, sicché sono le opere ad autorizzare l'asserzione che la cultura mantovana, pur con la sua fiera tradizione rurale, non è mai stata provinciale, forse anche perchè, come sede di anticipati esperimenti politici e sociali lungo il secolo trascorso, non furono provinciali neppure modus vivendi né il pensiero comune. Essere mantovani è stato impegnativo. In questo scenario s'inquadrano quasi tutte le principali figure storiche della nostra pittura, e quello di Ugo celada "da Virgilio".
Possiamo ravvisare più di un motivo per riproporre al MAM di Gazoldo, per la seconda volta - la prima fu nel 1997, ripetuta al Palazzo Ducale di Sabbioneta - presentando la monografia Ugo Celada da Virgilio edita da Jandi Sapi, Milano. Fu la prima vasta antologica dell'artista nel nostro territorio dove risiede altresì, in Pietole-Virgilio, luogo natale dell'artista, una collezione a lui intestata. Al proposito c'è un tenue legame tra i due musei e può motivarsi in base ad una considerazione critica; le numerose opere "citazioniste" di Celada (quelle, vale a dire, in cui evoca genialità rinascimentali, in particolare Andrea Mantegna del quale evidentemente, è stato tra i pochi, se non solo, a riconoscere la bizzarria visionaria), hanno nell'arte mantovana l'unico precedente in Archimede Bresciani, ammirato per l'abilità pittorica dei quadri in cui il maestro di San Fermo si richiamava ai grandi, da Velazquez ad Ingres, fino a Segantini, ricevendo premi e riconoscimenti, tanto da volersi a sua volta fregiare di un orgoglioso "da Virgilio" in diretta competizione col già famoso collega "da Gazoldo".
La vera motivazione per produrre qui una seconda mostra antologica, scaduto il centenario della nascita 112 anni or sono, deriva, però, dall'opportunità di esporre un cospicuo numero di opere delle quali solo alcune sono già conosciute, messe a disposizione da alcuni ammiratori dell'artista. i collezionisti di Celada si distinguono per la bulimia nel possedere decine di lavori, il che farebbe temere accumuli d'opere più o meno simili tra loro. Si può credere che simile fortuna sia dovuta al suo splendido precisionismo magicorealista oppure metafisico, o semplicemente alla piacevolezza estetica dei suoi dipinti, ma si tratta di ben altro: raccogliendo molte opere ci si accorge che Celada non è, come si crederebbe, ripetitivo e legato alla formula estetica invariabile. Al contrario, è uno perimentatore incontentabile, sempre diverso; ha sviluppato vari momenti di ricerca, dal postdivisionismo praticato soprattutto in Liguria, alle evidenti inflessioni del realismo novecentista tra i contadini montanari e i pescatori varesini, i cavapietre, con una visione eroica del lavoro, alle nature morte magicorealiste fitte d'inganni ottici ed anamorfico, giochi maliziosi d0intelligenza pittorica, con deformazioni prospettiche ed anatomiche che bisogna scoprire nella sapiente trama del disegno di cui talvolta resta scoperta la traccia. Il procedimento è quello della tradizione manieristica toscana: delineare la forma, riempire col colore. Benché disegnatore abilissimo, è un antesignano anche nel trafficare con gli obiettivi fotografici, - il grandangolare soprattutto - per le nature morte pluriprospettiche, e con le instamatic per i ritratti, ma le opere che ne sono derivate non hanno nulla di fotografico: sono, invece, visioni spesso allucinate e ossessive. La fama di Ugo Celada da Virgilio, dunque, riposa su un equivoco sostanziale da smantellare, che lo rende gradito al mercato dell'arte fraintendendo il suo realismo. Le sue opere sono prodotti d'instancabile ricerca artistica, condotta con spregiudicatezza, al punto che Ugo conduce due - a volte persino tre - forme stilistiche contemporaneamente: sembra curare due atteggiamenti preferenziali, uno postimpresionista per i dipinti riferiti al vero solare e arioso dell'aperto, l'altro oggettivista per il chiuso meditativo dello studio. E' quest' artista segreto, da leggere nuovamente, in trasparenza, poeta dell'artificio pittorico, sconosciuto, il Celada che ci resta a riconoscere ed ammirare.




Articolo postato in data 19/01/2007 da Renzo Margonari

Natura morta con vasi e violino - Ugo Celada Ritratto di Donna - Ugo Celada

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